Dr. Laurence Heller

Video: NARM, NeuroAffective Relational Model. L’ideatore, Dr. Laurence Heller, intervistato da Lorenzo Bracco

Dr. Laurence Heller Ph D :

NARM, The NeuroAffective Relational Model,

UN MODELLO INTEGRATO

DI TERAPIA DEL TRAUMA

 

Il Dr. Laurence Heller in seguito a una lunga esperienza di terapista (è stato co-fondatore del Gestalt Institute di Denver nel 1972 e in seguito del Rocky Mountain Psychotherapy Institute) ha messo a punto un modello terapeutico altamente evoluto di integrazione tra la psicoterapia e la Somatic Experiencing®, modello chiamato The NeuroAffective Relational Model™, NARM, (per ulteriori informazioni vedasi il libro “Healing Developmental Trauma” di Laurence Heller, PhD, e Aline LaPierre, PsyD, North Atlantic Books).

Il modello NARM sviluppa la consapevolezza somatica (somatic mindfulness) per sostenere una crescente capacità di autoregolazione del sistema neurovegetativo ponendosi come obiettivo la ricomposizione dell’unità funzionale e dell’interconnessione tra il livello biologico e quello psicologico della persona. Focalizzandosi sul momento presente e sulle risorse del paziente, è possibile curare distorsioni dell’identità come carenza di autostima, senso di colpa, vergogna e auto giudizi negativi cronici. I processi che perturbano questa interconnessione tra i due livelli, i processi di “sconnessione” che possono instaurarsi a qualsiasi stadio dell’esperienza personale, danneggiano la psicologia, la fisiologia e anche la capacità di relazione della persona. NARM è un modello all’interno del quale è possibile smantellare la credenza che identificazioni fissate e ristrette e auto giudizi siano la nostra identità.

Tanto nelle neuroscienze quanto nel pensiero psicologico il concetto di autoregolazione è diventato, negli anni recenti, d’importanza centrale. La nostra condizione naturale è quella in cui siamo capaci di autoregolazione, cioè siamo in grado di riposarci se siamo stanchi, di rilassarci se siamo stressati, e così via. Questa condizione è compromessa da traumi precoci e traumi relazionali che possiamo subire nel nostro sviluppo. In seguito a un trauma possiamo perdere la capacità naturale di autoregolazione delle emozioni e anche di funzioni fisiologiche quali ad esempio la respirazione, la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna, la digestione e il sonno. Una perturbazione o una rottura precoce della nostra capacità di autoregolazione o una perdita della nostra “connessione”, che possono instaurarsi nel primo periodo della vita nella relazione con la madre o con altre figure di accudimento, sono sempre traumatiche. Ma il nostro desiderio più grande è quello di sentirci vivi: il nocciolo del modello NARM è quello di riconoscere il nostro originario e costante “slancio vitale”.

Tutti noi abbiamo un movimento spontaneo verso la connessione, la salute, la vitalità, così come le piante spontaneamente crescono verso la luce. Questo impulso del nostro organismo verso la vita è il vero e proprio carburante dell’approccio del NARM. In seguito alla disconnessione da questo nucleo originario abbiamo sviluppato precoci strategie di sopravvivenza che con il tempo e la reiterazione sono diventate inadatte ai nuovi periodi del nostro sviluppo e della nostra vita. Erano modi di salvaguardare la nostra sopravvivenza, pur nella perturbata connessione con il nostro desiderio più grande, quello di vivere. Ma ora sono diventate forme cristallizzate inadatte al momento presente. Il problema è la loro persistenza nel corso della vita, non il fatto che siano venute a formarsi all’origine del nostro sviluppo. A quel tempo erano strategie di sopravvivenza, messe a punto per permetterci di far fronte a difficoltà ambientali e relazionali. Ora quelle strategie di sopravvivenza sono diventate “stili di sopravvivenza” ripetitivi, ovvero tipizzazioni rigide del carattere: il nostro presente non è il nostro passato, ma il nostro modo di vivere è rimasto quello formatosi un tempo e non risponde più alla condizione in cui siamo ora. Le vecchie strategie non ci permettono né plasticità né libertà, bloccano la nostra creatività. Ci fanno sentire inadatti alle situazioni in cui ci troviamo e rinforzano il nostro senso di inadeguatezza e i giudizi negativi che abbiamo su noi stessi. Tuttavia esse sono state la nostra risorsa per sopravvivere allora ed è questo il punto che dobbiamo riconoscere per riuscire a vederle con occhio compassionevole e grato, invece che negativo e auto colpevolizzante. Giudicare negativamente il nostro stile di sopravvivenza, ovvero la nostra tipizzazione di carattere, che oggi ci fa stare male, conduce a rinforzarlo, a renderlo assoluto e a chiuderci sempre più strettamente in esso. Mentre al contrario, paradossalmente, vedere lo stile di sopravvivenza per ciò che è stato, cioè una modalità creativa per permettere al nostro originario slancio vitale di esprimersi, una nostra risorsa preziosa, ci permette di raggiungere gradi sempre maggiori di libertà nei suoi confronti.

Il Dr. Heller sostituisce all’espressione “tipologia di carattere” quella di “stile di sopravvivenza”, che meglio rende l’idea di come sia stata la miglior possibilità di sopravvivenza al momento, ma inadeguata e limitante nel tempo attuale.

All’interno del modello e del quadro concettuale NARM, la terapia consiste nella ricostituzione della connessione con il nostro slancio vitale originario attraverso una progressiva reintegrazione dei nostri livelli somatici e psicologici e una crescente capacità di autoregolazione del sistema neurovegetativo.

Nel modello NARM si descrive il funzionamento del nostro sistema neurovegetativo come un flusso costante d’informazioni che vanno “dal basso verso l’alto” (bottom-up) e “dall’alto verso il basso” (top-down). La direzione “dal basso verso l’alto” è quella in cui la regolazione del sistema neurovegetativo influenza il livello emozionale e quello cognitivo. La direzione “dall’alto verso il basso” è quella che dalle strutture cognitive del cervello va a toccare il sistema emozionale e quello istintuale del corpo. “Dal basso verso l’alto” è la nostra capacità di regolazione del sistema neurovegetativo che influenza le nostre emozioni e i nostri pensieri. “Dall’alto verso il basso” i nostri pensieri, credenze, giudizi e identificazioni influenzano la nostra capacità di regolazione del sistema neurovegetativo. Il flusso è continuo nelle due direzioni, un movimento ciclico, cioè un loop. In chi ha vissuto un trauma precoce questo flusso d’informazioni è perturbato e diventa un loop ciclico doloroso, angosciante, un continuo travaglio che cresce e si autorinforza. Quando un bambino in seguito a un trauma sente malessere e percepisce che qualcosa “non va”, penserà di essere lui che “non va”, di essere un bambino cattivo. Il bambino non è in grado di percepirsi come una persona buona in un contesto cattivo, quindi si percepisce come una persona cattiva in un contesto buono. Con il passare del tempo la cronica persistenza del malessere causato dal trauma rinforza un tale pensiero, una tale credenza e il giudizio che la persona dà di sé, costruendo sensi di colpa e di vergogna. Una tale identificazione influenzerà il sistema neurovegetativo e la sua capacità di autoregolazione. La mancata autoregolazione confermerà (“dal basso verso l’alto”) i giudizi, i pensieri e le identificazioni della persona, rafforzandoli, così che (“dall’alto verso il basso”) questi andranno a diminuire ulteriormente la capacità di autoregolazione del sistema neurovegetativo. Un loop doloroso e patologico, che si autorinforza, si è così innescato.

La terapia, rispetto alla direzione “dal basso verso l’alto” del flusso, si concentra sul corpo, sul sentire sentito (felt-sense), sui dati istintivi e su come vengono mediati dal cervello rettiliano, su come influenzano il cervello limbico e la corteccia.

Si usano le tecniche della Somatic Experiencing®: radicamento (grounding), orientamento, titolazione, pendolazione e capacità di scaricare il sistema neurovegetativo in modo da ricondurci al qui e ora, al tempo presente che è l’unica dimensione del nostro corpo. La terapia, rispetto alla direzione “dall’alto verso il basso” del flusso, si concentra sulle funzioni cognitive corticali e mira a una sempre crescente autoconsapevolezza della persona riguardo alle proprie identificazioni, ai propri giudizi, alle proprie credenze.

L’obiettivo è l’aumento progressivo della consapevolezza delle antiche strategie di sopravvivenza e di come operano oggi nella nostra vita, nella prospettiva terapeutica che il passato non determina il presente e nemmeno è più importante di esso. Guardare al nostro stile di sopravvivenza, ovvero alla nostra tipizzazione di carattere, come a una risorsa che ci ha permesso di mantenere attivo il nostro “slancio vitale” ci permette di relativizzarlo e di guardare al di là di esso. A poco a poco il loop diventa un ciclo salutare, virtuoso e buono, e non più patologico, vizioso e doloroso come era diventato nel tempo. Nel modello NARM viene così integrata, nell’antica tradizione meditativa dell’autocoscienza consapevole, la pratica della consapevolezza somatica messa a punto dalla Somatic Experiencing® con tutta la conoscenza che abbiamo oggi accumulato sulle funzioni di autoregolazione del sistema neurovegetativo.

Nella cornice del NARM, il Dr. Heller ha tratteggiato una raffinata e incisiva descrizione dei tipi di distorsioni, cui va incontro il nostro slancio vitale in presenza di traumi precoci, e di come, in seguito ad essi, in noi vengano a strutturarsi specifiche pseudoidentificazioni. Sulla base di queste pseudoidentificazioni si formano stili di sopravvivenza, vale a dire costruzioni che riducono la nostra libertà e la nostra creatività.

NARM è una mappa dettagliata e particolareggiata delle distorsioni e degli impedimenti che il nostro “slancio vitale”, la “forza della vita” che è in noi, ha patito e ha incontrato durante la nostra evoluzione. Tutto ciò ci fornisce una visione precisa di quali dei nostri nuclei centrali siano compromessi in seguito all’innescarsi dei loop patologici. E’ anche un modo operativo per riconnetterci alla radice del nostro “slancio vitale”, che è qui e ora, nel tempo presente, unica dimensione abitata dal nostro corpo.

 

Laurence Heller, Aline laPierre, Dario Voltolini e Lorenzo Bracco a Los Angeles

Laurence Heller, Paris

Laurence Heller e Lorenzo Bracco, Los Angeles